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Giorgio Cravero (Italy)

Giorgio Cravero è nato nel 1975 a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Comunicazione visiva all’Istituto Europeo di Design, inizia la sua carriera occupandosi di fotografia d’architettura e still life.
Esperto di fotografia tradizionale analogica e di fotografia digitale, grazie alle nuove tecnologie ama connettere le due diverse tecniche in modo da enfatizzare e comunicare il suo modo di percepire la realtà, privilegiando la luce nelle sue significative declinazioni per interpretare spazi, forme e materiali.
Nel 2012, dopo averne fatto parte come socio, diventa titolare di Studio Blu e da subito, rispettandone la storia e la tradizione professionale, lo innova con una costante ricerca attraverso l’uso creativo degli strumenti informatici in relazione agli attuali canali mediatici.
Oltre alle realizzazioni fotografiche si dedica a produzioni video, creando un team di collaboratori in grado di fornire un linguaggio visivo declinabile sui più diversi mezzi di comunicazione. Una struttura capace di gestire i progetti dalla creatività alla produzione fino alla postproduzione, concentrandosi maggiormente su specifiche tipologie di immagini quali beverages e food.
Nel 2016 vince il prestigioso premio internazionale biennale Hasselblad Masters Award per la categoria Still life, diventando così il primo italiano ad aggiudicarselo per quella categoria.

La mia esperienza con FUJIFILM

Mi occupo di fotografia da circa vent’anni, ho cominciato con la fotografia di architettura, ma ho
presto avvertito l’esigenza di dedicarmi allo still life, pur mantenendo il “rigore” tipico di quel
primo genere fotografico. Lo still life rappresenta per me la possibilità di costruire con attenzione
e pazienza ogni singola immagine, curando contemporaneamente la visione ed il dettaglio.
Uno degli aspetti che amo maggiormente della fotografia di still life è che ogni immagine
rappresenta sempre una nuova sfida ed un nuovo problema da risolvere. Creare ambientazioni e
scenografie, sospendere oggetti, mantenere bottiglie in posizioni impossibili, realizzare splash o
versamenti con punti di vista insoliti, sono infatti solo una delle fasi preparatorie dello scatto. I
tempi di questa disciplina mi permettono quindi di curare meticolosamente la composizione e
soprattutto l’illuminazione del set. Questa “ossessione” per i dettagli e per la qualità si riflette
naturalmente sulla scelta degli strumenti con cui lavoro. Avendo avuto la fortuna di iniziare a
lavorare in pellicola, nello specifico con banco ottico, nel passaggio al digitale, la scelta del medio
formato mi è parsa quella più naturale e coerente con il percorso che volevo intraprendere.
La definizione nei dettagli, l’ampia gamma dinamica, la fedeltà nei colori e nei contrasti sono per
me irrinunciabili. Ora, grazie al sistema GFX a queste caratteristiche si aggiungono una versatilità
prima inimmaginabile ed una ricchezza di strumenti a disposizione che mi permettono il controllo
totale del risultato finale.

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