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06.12.2019

Marco Campelli: THE WAY OUT

New York oltre Manhattan

Non è la prima volta che mi trovo a svolgere un lavoro commissionato da un’azienda per realizzare un libro. Questa volta devo concentrarmi su Diavel, il mitico modello Ducati, ma è la location ad essere diversa: si tratta di New York, una città che conosco molto bene. Ci sono stato moltissime volte, ma non ho mai lavorato tra le sue strade, non ho mai affrontato le sue problematiche, e la pressione si fa sentire, soprattutto perché pur essendo una delle città più fotografate al mondo, non si vedono molti lavori in ambito automotive scattate tra le sue strade.

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Subito Fujifilm sposa il progetto fornendomi, come partner tecnico, la mirrorless X-T3 con diverse ottiche (XF16mmF1.4 R WR, XF23mmF1.4 R, XF35mmF1.4 R, XF56mmF1.2 R e i due classici zoom XF18-55mmF2.8-4 R LM OIS e XF50-140mmF2.8 R LM OIS WR), questa attrezzatura sarà utilizzata anche dal mio fidatissimo regista per la realizzazione del cortometraggio “The Way Out”.

Tutta l’attrezzatura mirrorless sta in un classico zaino fotografico che pesa un terzo rispetto a quando utilizzavo attrezzatura reflex, con la metà delle ottiche. La leggerezza e la compattezza del mio bagaglio mi mette in una condizione di maggiore serenità nell’affrontare i temuti controlli in aeroporto… chi prende molti voli per lavoro sa benissimo quanto spesso sia difficile riuscire a superare i check di peso e ingombro, nonostante i tentativi più disperati di nascondere accessori e batterie in ogni dove.

Superato serenamente il fattore viaggio mi avvio verso il mio appartamento di Brooklyn e mi accingo a ritirare le moto e a pianificare lo shooting seguendo le indicazioni di un ottimo location manager che ci aiuta a scovare i luoghi più cool che fanno al caso nostro.

L’intenzione è vivere, e far rivivere, quella parte della Grande Mela più sconosciuta ai turisti, abbandonando per un attimo la classica isola di Manhattan, per scoprire zone più originali e genuine e provare a comprendere davvero la vita da queste parti senza per forza camminare con il naso all’insù sulla 5° strada.

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Il risultato è stato un insieme di foto ambientate di Ducati Diavel, action aggressive, street photography e ritratti che documentano la vita della protagonista della nostra storia.

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Una volta immerso nella città mi rendo subito conto che il traffico è un grosso ostacolo. Per effettuare un passaggio della moto ci vogliono 20 minuti a causa dei numerosi semafori che la mia rider deve attraversare per arrivare al giusto punto di scatto. Mi trovo ad aspettare seduto su un marciapiede per ore senza riuscire ad effettuare lo scatto come vorrei: taxi, gruppi di turisti con tanto di bandierina, pony express che si intrufolano ovunque, ma d’altronde sono a New York, cosa mi aspettavo?

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X-T3 si comporta in modo egregio in ogni situazione, l’autofocus è sempre reattivo e preciso, anche se interrotto da indesiderati passanti, non perde mai il soggetto, pur lavorando a profondità di campo molto aperte, come piace a me. Il bokeh è sempre piacevole e mi permette di staccare la mia protagonista dallo sfondo, utilizzando cosi le strutture metalliche dei ponti del Queens come texture.

Lavorando con il trigger di Profoto, collegato ai fidatissimi B10, il sistema funziona alla perfezione, non sbaglia un colpo ed il file è talmente lavorabile che, anche in caso di qualche foto sottoesposta, ti permette un recupero perfetto senza nessun tipo di rumore.

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Capisco quindi quanto non sia possibile lavorare in orari canonici, per cui cambio l’approccio e la sveglia inizia a suonare alle 4 del mattino per essere pronti a scattare alle 5 ed evitare il traffico delle ore di punta.

L’alba ci regala momenti davvero indimenticabili, il ponte di Brooklin deserto mi permette di realizzare scatti favolosi catturati dal baule dell’auto con la moto al seguito, colpita dai primi raggi del sole che filtrano tra le intricate strutture di ferro.

Il cameracar è solitamente scattato con tempi molto lunghi in modo da avere un bel effetto panning sullo sfondo, con il soggetto ben definito, per dare un impattante effetto velocità e movimento.

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Anche spingendomi su tempi vicini a un decimo di secondo, X-T3 non delude: il fuoco è sempre preciso e le inquadrature insolite che mi permette di fare con lo schermo orientabile mi consentono di ritrarre Diavel nel modo che volevo, con inquadrature dal basso all’alto che slanciano le linee tese dello sfondo di New York.

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In questa particolare occasione ho realmente compreso perché sia così difficile realizzare immagini in questa città senza budget importanti che ti permettano di organizzare un set controllato (con blocco del traffico!). Senza questo devi inventarti numerose situazioni ed essere armato di molta pazienza. Abbiamo avuto qualche momento di sconforto, lo ammetto, ma la grande tenacia del team e l’attrezzatura infallibile, ci hanno permesso di realizzare un libro davvero straordinario ed un cortometraggio unico nel suo genere.

Marco Campelli

Scopri di più sul progetto “The Way Out – New York oltre Manhattan”

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