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29.11.2019 Gianluca Colla

Gianluca Colla: X-Pro3 First Impression

Gianluca Colla

Gianluca Colla is a photographer and videographer, dedicating his life telling meaningful stories in images. He captures a changing and evolving world, giving emphasis to smaller, unknown stories, trough a colorful, strong and vibrant imagery. His artistic journey has led him to some the most beautiful and desolate areas of the world, joining expeditions in the Amazon, the Arctic and the Antarctic Circle, India, Costa Rica and Iceland to name but a few. He’s member of National Geographic Creative agency and his work has been published, among others, in the National Geographic Magazine, The Washington Post, The New York Times, Bloomberg News. His clients list include ad agencies, non-profit organizations and magazines such as Apple, Canon, Fujifilm, Estée Lauder, Zegna, National Geographic Magazine, Condè Nast, An international speaker and teacher, Gianluca is a Photography Expert for National Geographic Expeditions, holds reportage classes at European Institute of Design and has lectured to major international photography events (Photokina in Germany, CP+ in Japan, Toscana Photographic Workshop in Italy). He never leaves home without his Fujifilm cameras, and when not on the field, Gianluca can be found around the Swiss Alps hiking with his wife and his two (objectively) beautiful boys, or eating foundue and raclette in a local chalet.

Se c’è una cosa che Fujifilm sa fare, è creare attesa intorno ai suoi prodotti. Per essere più precisi, sono gli stessi appassionati che la creano. Complice il fatto che, al contrario delle tendenze di mercato, Fujifilm non lancia una nuova fotocamera ogni 8 mesi ma spesso fa passare mezzo lustro e anche più!

È il caso della X-Pro3, l’ultima incarnazione della macchina che ha generato la dinastia X a ottiche intercambiabili. Nel lontano (tecnologicamente parlando) 2012 usciva X-Pro1, poi nel 2016 (quattro anni dopo!) la nuova “miglioratissima” erede, X-Pro2, per molti fotografi la macchina perfetta.

La serie Pro di casa Fujifilm rappresenta qualcosa di più di una semplice macchina fotografica: è una filosofia, un modo di intendere l’immagine, un modo di approcciarsi al mezzo tecnico diverso da tutto e da tutti. Proprio per questo motivo Fujifilm ha deciso di rendere la serie Pro ancora più orientata a quella purezza estrema che tanti, dopo oltre 15 anni dall’avvento del digitale, ricercano ancora. Così, a tre anni suonati dalla seconda versione, nasce X-Pro3.

E ad ogni uscita di un nuovo modello, la domanda è sempre la medesima; vale la pena cambiare per l’ultima arrivata?

Ho avuto modo di provarla per alcune settimane, e quanto segue sono le prime impressioni d’uso.
Faccio inoltre notare che ho volutamente evitato di usare X-Pro3 in maniera scientifica, ma piuttosto come “block notes” di viaggio: quindi niente cavalletti e scatti remoti, ma appoggiandola su un sasso, su un prato per una esposizione lunga, oppure tirando gli ISO a 1600 o 3200 e abbassando i tempi al limite del mosso, e via dicendo. In sostanza l’ho utilizzata ricercando quella immediatezza che spesso manca alle grosse ammiraglie fotografiche a specchio.

Per prima cosa, ricorda molto X-Pro2, pesi e ingombri sono praticamente identici, cosi come il “look&feel” generale. Il corpo è in titanio, e viene offerto anche in versione DURATECT TM per offrire una resistenza all’usura ancora superiore. Anche in questo caso stiamo parlando di un corpo che non solo è tropicalizzato, ma è anche in grado di lavorare in condizioni di freddo estremo.

Subito, la prima sorpresa: il display c’è, per di più è touch, ma è a scomparsa e si apre a 180 gradi, sul retro è presente un mini schermo secondario quadrato, per evidenziare i dati base di scatto o la “pellicola” scelta (sarebbe più corretto parlare di “simulazione pellicola”). Qui il messaggio è chiaro: meglio passare il tempo con l’occhio nel mirino per fare nuove foto, non a riguardare quanto scattato…

Seconda sorpresa: il D-Pad posteriore se ne è andato, lasciando spazio a… niente! Tutte le operazioni sono adesso gestite dal piccolo e discreto joystick accanto al display. Come si diceva prima: elogio della purezza!

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Facciamo entrare in gioco i numeri. Mirino ibrido con EVF da 3.69 milioni di pixel (nella X-Pro2 sono 2.36): più luminoso, con una risoluzione maggiore, un refresh rate aumentato da 85 a 100Hz, ed uno spazio colore più ampio. Anche l’OVF si prende la sua dose di migliorie: un angolo di campo più ampio con una ulteriore riduzione della distorsione, e a giudicare da un banale confronto “corpo a corpo” con X-Pro2, il mirino ottico sembra ben più luminoso.

Autofocus: ancora più scattante che nella versione precedente, sopratutto in situazioni di bassa luminosità dove si passa da -1EV a (udite udite) -6 EV! Cosa significa? Che di fatto anche al buio pesto X-Pro3 mette a fuoco in maniera precisa e veloce. La gran parte delle foto di questo articolo sono fatte nel mezzo della notte o in situazioni di scarsissima luminosità, in certi casi con la sola luce lunare: mai un caso in cui si sia sbagliato o si sia messo alla famigerata ricerca del fuoco… sempre ultra rapido e immediato: un vero piacere da usare.

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Il sensore X-Trans 4 retroilluminato passa da 24 a 26 milioni di pixel, di fatto lo stesso che si trova nell’altra regina di casa, la X-T3, così come il processore, il più recente X-Trans 4. Un meccanismo per il tasto di scatto ridisegnato, lo rende più morbido e leggero al tocco, per ridurre al minimo le vibrazioni ed il rumore: qualcuno parlava di stealth-photography? Servito!

Arrivano infine una serie di piccole ma significative migliorie, che rendono la macchina ancora più usabile: come la connessione USB3, pratica sia per il trasferimento immagini che per caricare la batteria collegandola ad un computer o ad un power bank, nuove simulazioni pellicola (Classic Neg), controllo della grana più evoluto, nuovi parametri di settaggio del bianco e nero, un Q-menu personalizzabile nel numero di elementi presenti, nuove funzioni HDR…

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Qui siamo davanti ad una macchina che a tutti gli effetti è fuori categoria. Per molti ma non per tutti, citando un noto spot di alcuni anni fa… è un approccio estremamente purista alla fotografia, si parla di “analogico digitale”, si parla di volersi dimenticare per un attimo di tutta la tecnologia presente all’interno di questa macchina, per focalizzarsi su quello che veramente conta, ovvero su come inquadrare al meglio quello si trova nel mirino… sono convinto che la scelta del display a scomparsa farà discutere molti, ma a ben pensarci non fa altro che semplificare il processo creativo, aiutandoci a concentrarci sull’immagine finale.

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“Semplificare” è forse la parola che meglio descrive la filosofia alla base di questa nuova X-Pro. La macchina è estremamente semplice da usare, ma allo stesso tempo estremamente potente, una volta tirata fuori dalla scatola si è pronti a scattare subito, poi volendo ci si addentra nelle funzioni dei menu, ma tutto qui ci porta a concentrarci sulla fotografia pura, non sul mezzo tecnico.

Come già detto, questa ritorno al purismo farà discutere alcuni, probabilmente allo stesso modo in cui fece discutere nel 2010, quando venne presentata una fotocamera a focale fissa a soli 12MP dal look vintage: la prima X100.

Il tempo diede ragione a Fujifilm, e qualcosa mi dice che ancora una volta la scelta di osare, cosa assai rara nel panorama della fotografia, non farà altro che provare la lungimiranza dell’azienda giapponese, che ribadisce ancora una volta che qui, quello che conta, è fare Fotografia.

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