10.12.2021

GFX100S: "Operation Cinema" x Gianmarco Maraviglia

OPERATION CINEMA – Shooting in Iraq

Case distrutte, macerie, cumuli di spazzatura dove capre, pecore, cani e mucche si contendono qualcosa da mangiare, con decine di bambini e ragazzini. Le milizie sciite controllano militarmente il territorio. Il rumore dei tuk tuk si fonde, solo parzialmente, addolcito con il canto del Muezzin. Ovunque le ferite di anni di guerra, soprattutto dell’ultima, contro Daesh, ci ricordano dove siamo. Dyala, sud di Baghdad. Uno dei sobborghi più degradati e pericolosi della città.

Dyala, Iraq. Un vecchio villaggio scelto come location per una delle più importanti scene del film "Hanging gardens"

Proprio qui un gruppo di giovani film makers ha deciso di affittare una casa e usarla come quartier generale per la produzione del film Hanging Garden. Sono iracheni, alcuni esuli, costretti a lasciare il Paese per Londra o Parigi, dopo le proteste del 2011, ma che non hanno rinunciato al loro sogno, quello di fare cinema nel proprio Paese.

Dyala, Iraq. In attesa della giusta luce per lo shooting, si danno le ultime indicazioni agli attori

Ed è un cinema che ha il sapore della purezza narrativa, che nasce dalla necessità di raccontare l’Iraq di oggi, denunciando sprechi, corruzione, repressione e soprattutto gli effetti di anni guerra.

Dyala, Iraq. La crew del film "Hanging gardens" vista attraverso il vetro di un Tuk Tuk, il mezzo di trasporto più economico e popolare nella periferia Sud d Baghdad, guidato solitamente da ragazzini nullatenenti. I Tuk Tuk sono diventati il simbolo della rivoluzione del 2019: venivano utilizzati dai manifestanti di piazza Tahrir in Baghdad per mantenere i contatti, distribuire bevande e giornali e, all'occorrenza, trasportare i feriti

Wareth Kwaish è un giovane regista che oggi vive a Parigi, scappato dopo aver realizzato il film “once we were here” riprendendo di nascosto, con il telefono, le proteste del 2011. “Non abbiamo altro da fare, sappiamo solo fare cinema, amiamo il cinema e il nostro Paese. Ci sono così tante storie da raccontare! Noi sopravviviamo grazie al cinema, combattiamo attraverso il cinema. Io sono per la rivoluzione, ero in piazza nel 2011, ma oggi, in questo contesto politico, una rivoluzione non sarebbe possibile”.

Dyala, Iraq. La bambola protagonista del film "Hanging gardens", nella casa scelta come sede della produzione, in una zona con una forte presenza di milizie sciite

La situazione del Paese è molto difficile. Nonostante sia uno dei più importanti produttori di petrolio al mondo, il 32% della popolazione, oltre 13 milioni di iracheni, vive al di sotto della soglia di povertà e la disoccupazione giovanile è del 40%. L’elettricità viene fornita da 5 a 8 ore al giorno, il sistema sanitario è quasi inesistente e in un terzo del Paese, nel territorio conquistato da Daesh, bisogna ricostruire quasi tutte le infrastrutture essenziali, strade, ponti, aeroporti, linee elettriche e soprattutto case.

Qaraqosh, Iraq. Fuori dall’università ci si prepara alla sfilata lungo le vie della città in occasione della visita del Papa

Nonostante tutto, la fine della guerra e la liberazione del Paese hanno portato una ventata di ottimismo e speranza tra la gente. La prima visita di un Papa cattolico in Iraq, un evento storico a lungo sognato dai cristiani della Piana di Ninive, sembra un punto di non ritorno nel processo di normalizzazione del Paese. A Qaraqosh, una delle tappe della visita papale, assisto a delle scene di festa molto lontane dalle immagini che siamo abituati a vedere quando si parla di Iraq. Migliaia di giovani, famiglie, donne, uomini che ballano e cantano in strada. La musica risuona in ogni vicolo e piazza, gruppi di adolescenti vestiti a festa sventolano con orgoglio la bandiera irachena, dove, durante l’occupazione di Daesh, dominavano le bandiere nere.

Qaraqosh, Iraq – Un giovane apre la parata in onore del Papa

In questo contesto sociale, politico ed economico, il cinema o più in generale la narrazione del Paese, diventa strumento di denuncia ma anche di speranza.Incontriamo Ali Fadel sul set di Melon City Show, il più famoso sketch comedy di satira politica irachena, con 12 milioni di followers su YouTube.Già dal nome, la missione di Melon City Show è quella di denunciare, nei limiti del possibile e della censura, la corruzione del governo. Il nome dello show infatti è la traduzione di un proverbio arabo che significa una città in cui non c’è organizzazione o controllo, a causa della assenza del governo. Ali ci racconta che lo show ha ricevuto centinaia di offese e minacce, ma il grande seguito, soprattutto online, fa sperare che le nuove generazioni siano molto più ricettive ai messaggi e ai temi che ogni settimana vengono veicolati dal palco di Melon City.

Baghdad. Iraq. Lo studio del più seguito comedy show del mondo arabo, Melon City Show, che ha oltre 12 milioni di follower su You Tube. Lo show prende il nome da un proverbio arabo, in cui melon city significa una città senza regole. Nonostante le minacce ricevute per i temi trattati, lo show ha un grande successo

Da Baghdad ci spostiamo a Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, il secondo polo per le produzioni cinematografiche e televisive. L’apparente calma e tranquillità non nasconde le tensioni di questa zona del paese, solo pochi giorni prima del nostro arrivo a Erbil, l’aeroporto è stato colpito da un attacco missilistico, a testimonianza della instabilità politica e militare. La situazione è aggravata da una crisi economica dovuta alla caduta del prezzo del greggio, da cui dipendono l’80% delle entrate della regione autonoma, e dalla diffusione del Covid.

Nonostante tutto, incontriamo Yadeen, un giovane regista iracheno trasferitosi a Londra, che non ha mai abbandonato il sogno di creare le basi per una vera industria cinematografica irachena. La sua idea iniziale era aprire una casa di produzione a Baghdad, ma con l’arrivo dello Stato islamico ha preferito, per motivi di sicurezza, ripiegare sul Kurdistan.

Sulaymanieiyah, Kurdistan iracheno - Yad Deen – Il regista, nato in Iraq, ma cresciuto a Londra, ha girato il suo ultimo film in Iraq, in una vecchia fabbrica di sigari, ed ora, insieme ad altri artisti e film maker, sta creando, all’interno della fabbrica, un hub creativo per artisti e registi

Il sogno di Yadeen inzia proprio a Sulymaniyah, in una vecchia fabbrica di sigari abbandonata per anni. Con l’aiuto di altri artisti, fotografi, film maker e collettivi stanno trasformando la struttura in un hub creativo che in un prossimo futuro diventerà un vero e proprio centro di produzione cinematografico. Yadeen sembra avere le idee molto chiare per lo sviluppo di una vera industria cinematografica in Iraq, un’industria che possa soprattutto attrarre anche le grandi produzioni straniere, grazie alla varietà di locations presenti nel paese, dalle montagne, al mare, al deserto e grazie alla semplificazione delle pratiche burocratiche per girare. Se tutto questo sarà possibile, sarà grazie ai giovani come lui che non hanno rinunciato al sogno essere parte della ricostruzione del proprio paese, e che saranno ricordati come i pionieri della rinascita del cinema iracheno.

Sulaymanieiyah, Kurdistan iracheno – L’esterno della ex fabbrica di sigari, ora convertita in hub culturale a disposizione di artisti e film maker

La voglia di rinascita e di riscatto diventa ancora più evidente a Mosul, roccaforte dello Stato islamico e città in cui fu proclamato il califfato. Scheletri di palazzi devastati dalle bombe, ponti crollati, squarci di artiglieria pesante si aprono in muri già martoriati dai proiettili delle mitragliatrici, gli edifici distrutti sembrano aver ingabbiato l’eco delle esplosioni. La battaglia per la liberazione di Mosul è uno degli episodi fondamentali e  più cruenti della liberazione del paese da Daesh, tanto da essere il soggetto della prima produzione di Netflix sul Paese, con il film Mosul.

Qaraqosh, Iraq. Corpo di ballo locale si esibisce sul palco per celebrare la visita di Papa Francesco

Qui, in un surreale scenario, in un parco divertimenti sulle rive del Tigri, incontriamo il film maker Ahmed al Najj.  Le sue parole racchiudono il senso della necessità di fare cinema in Iraq, dell’urgenza di non dimenticare: “Abbiamo bisogno del vostro supporto, un aiuto ai giovani di Mosul, per farli uscire dalle tenebre, dalla morte e dalla distruzione in cui vivono. I giovani di Mosul, i giovani iracheni, sono un messaggio di pace, di dolore e di speranza che tutto il mondo deve ascoltare. Io voglio raccontare la storia di Mosul, la storia di questa triste città, la storia della sua morte, della sua prigionia e del suo assedio. La storia di tutte le persone che qui sono state uccise ogni giorno e delle quali nessuno ascoltava la voce”

OPERATION CINEMA – Shooting in Iraq – www.gianmarcomaraviglia.com/shooting-in-iraq

Qaraqosh, Iraq. Giovani assistono alle celebrazioni per la visita del Papa

“Operation Cinema” – Il dietro le quinte 

“Sono da poco tornato da un lungo viaggio in Iraq, un Paese in cui non è facilissimo lavorare e dove è fondamentale avere velocità e qualità di produzione, soprattutto se devi acquisire sia immagini che video per lo stesso progetto. Ho seguito e raccontato la storia di alcuni giovani registi e film maker iracheni che con i loro film documentano ed hanno documentato gli ultimi trent’anni di vita e, purtroppo, di guerra del Paese. Ci sono situazioni in cui la velocità di reazione è essenziale. Ammetto che inizialmente ero un po’ spaventato all’idea di usare una medio formato per un documentario di questo tipo, in Iraq, soprattutto per la parte di produzione video, che va un po’ al di fuori dalla mia comfort zone. Non appena ho preso in mano GFX100S a Baghdad, il feeling è stato immediato. Le dimensioni compatte e l’ottima stabilizzazione ne consentono l’utilizzo a mano libera ad occhi chiusi. Ergonomia e menù sono studiati per permettere, anche a chi arriva dal mondo fotografico, di fruire dei settaggi video con facilità, con un comodissimo switch che permette di passare da una funzione all’altra molto velocemente.  In un contesto difficile come quello iracheno, senza la possibilità di utilizzare luci artificiali, la resa anche ad alti ISO è impressionante. I file hanno una pasta cinematografica capace di restituire immediatamente le sensazioni e le esperienze vissute sul posto. Proprio perché questa è una storia che parla di cinema, ho cercato di conferire un look alle mie immagini, sia fotografiche che video, che fosse il più possibile cinematografico, appunto, con toni caldi e luci morbide. Questa è stata la mia prima esperienza con GFX100S, di fatto uno dei formati più grandi che il mercato cinematografico al momento possa offrire. L’effetto cinema che cercavo è ancora più incredibile grazie alla tridimensionalità dell’immagine e al bellissimo bokeh, molto morbido, che permette di staccare il soggetto dallo sfondo e avere un primo piano ricchissimo di dettaglio. Lo scatto RAW piatto consente una gamma infinita di possibilità di postproduzione e correzione del colore. Secondo il team di montaggio questa è realmente una macchina per fare cinema.  Lavorando spesso in situazioni a rischio e molto precarie, ogni momento è importante e significativo e una camera come GFX100S mi ha garantito una qualità delle immagini e del girato senza compromessi, insieme ad una grandissima semplicità di utilizzo, lasciandomi totalmente concentrato sul mio lavoro e la storia che stavo raccontando. Per chi realizza reportage, foto o video, questo significa semplicemente poter raccontare al meglio una storia e poter veramente immergere i nostri lettori nella realtà che abbiamo visto, seguito e documentato”.

Gianmarco Maraviglia

Qaraqosh, Iraq. A pochi passi dalla Chiesa “dell’Immacolata Concezione” dove Papa Francesco, in occasione della prima storica visita di un Papa Cattolico, celebrerà la Santa Messa, migliaia di persone seguono sugli schermi l’arrivo del corteo papale in città. Qaraqosh è stata occupato dall’Isis dal 2014 al 2016 e la visita del Papa è l’occasione per celebrare il ritorno ad una vita normale

BTS Footage of “Operation Cinema”